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La carità coniugale, tra dono di grazia e dialogo del quotidiano

9 feb 2026

Un cammino di coppia alla riscoperta dell’amore nuziale alla luce di Amoris Laetitia

Il 6 febbraio, nella suggestiva cornice del Santuario Madonna dei Laghi di Avigliana, circa 50 persone si sono ritrovate per un nuovo appuntamento del percorso di formazione "Partiamo da Cana". Questo itinerario, dedicato alle coppie che desiderano approfondire il mistero dell'amore nuziale, è stato animato da Don Roberto Carelli, che ha guidato i presenti in una profonda meditazione sul quarto capitolo di Amoris Laetitia, definito il "cuore pulsante" dell'esortazione di Papa Francesco.

La riflessione è partita da un assunto fondamentale: nel matrimonio, "se manca la carità, tutto il resto non serve". Don Roberto ha ricordato che la carità coniugale non è un semplice "esperimento affettivo" o un'impresa puramente umana, ma un dono di grazia da ricevere e custodire quotidianamente attraverso lo Spirito Santo. Richiamando il cuore del carisma di Don Bosco, è stato sottolineato come nell'amore "non basta amare, bisogna che l'altro si senta amato". Questo passaggio dall'intenzione alla percezione dell'altro richiede un'ascesi costante e il superamento dell'orgoglio, vero nemico del dialogo che "rompe la partita".

Citando San Tommaso d'Aquino, Don Roberto ha illustrato il matrimonio come "amicizia massima", un'unione totale che integra l'affetto, la tenerezza e la passione erotica in un disegno divino più grande. In questa prospettiva, la sessualità non è un idolo né un tabù, ma un "momento celebrativo della coppia", un dialogo dei corpi che deve riflettere il dialogo delle anime. La santità coniugale, dunque, non si gioca su gesti straordinari, ma nella concretezza domestica delle tre parole chiave care a Papa Francesco: "grazie, scusa, permesso". Queste espressioni, se vissute con autenticità, diventano lo strumento per rigenerare il rapporto e testimoniare ai figli la bellezza di un amore che sa perdonare e ricominciare.


L’esperienza dei laboratori: dal dialogo di coppia alla condivisione

La seconda parte della serata ha visto i partecipanti passare dalla teoria alla pratica attraverso un momento di laboratorio. Le coppie sono state invitate a vivere innanzitutto un tempo di confronto privato, mettendosi in gioco su domande concrete riguardanti la qualità del loro ascolto e la capacità di farsi spazio a vicenda, senza fretta e senza "interferenze nel cuore". Successivamente, la riflessione si è allargata alla condivisione di gruppo, dove è emerso quanto sia vitale mantenere aperta la relazione di fronte alle fatiche della "mezza età" e ai cambiamenti fisiologici del desiderio, puntando sempre sulla "decisione di appartenersi".

L’incontro si è concluso con l’invito a guardare a Maria Ausiliatrice, modello di ascolto e di disponibilità al progetto di Dio. Come i discepoli a Cana, le famiglie sono chiamate a "fare quello che Lui dirà", trasformando l'acqua della fatica quotidiana nel vino nuovo della gioia. La serata ad Avigliana ha confermato che, camminando insieme e invocando lo Spirito, ogni coppia può riscoprire il proprio matrimonio non come un obbligo dottrinale, ma come una missione feconda al servizio della Chiesa e della società.



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